Kata

il Judo è anche Kata

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È ormai consuetudine che il judoka moderno finalizzi la pratica del Judo alla competizione sportiva, pertanto il percorso di apprendimento, a partire dal bambino, si divide in periodi che sono pre-agonismo, agonismo, post-agonismo. Diversamente, in un tempo non lontano si parlava di “Shu Ha Ri [守破]”, ma questo è un tema che merita di essere trattato in un altro momento.

Nel corso degli anni la cultura e la pratica degli esercizi formali (Kata) è stata messa da parte per fare spazio alla cultura della preparazione atletica, che attualmente ricopre una grossa fetta dell’istruzione judoistica. E pensare che l’istruzione in una Koryu Jujitsu era affidata quasi esclusivamente al Kata, infatti questa didattica ha servito Budo e Bujutsu più che bene e per molti anni.

Qualcuno direbbe: “ma ci sono le gare di Kata?”. Quello che si vede in queste competizioni, sono per lo più delle esibizioni di bravura, dove si enfatizza la perfezione estetica del gesto, spesso senza avere coscienza dei contenuti impliciti.

I tempi cambiano ed è ragionevole accettare che anche il Judo debba affrontare un mutamento. Penso che il cambiamento indichi che tutto sia in vita, come ci insegna la natura, ma il cambiamento deve essere lento ed impercettibile, altrimenti diventa uno stravolgimento, quindi deleterio e innaturale. Credo anche sia ragionevole accettare che se il cambiamento si orienti in qualcosa di negativo, sarebbe onesto rivolgere lo sguardo alle origini.

In conclusione penso che si debba considerare lo studio dei Kata come parte integrante e fondamentale del percorso a tutto tondo di ogni judoka.

Di seguito le considerazioni e le esperienze di importanti campioni e insegnanti giapponesi, alcuni divenuti poi decimi Dan, che pur essendosi distinti nelle competizioni non hanno mai disdegnato lo studio degli esercizi formali, in questo caso il tema trattato è il Randori no kata.

(Davide Izzi)

 

Tratto da “Judo Formal Techniques: A Complete Guide to Kodokan Randori no Kata” di Tadao Otaki e Donn F. Draeger (traduzione: Google Translator), i gradi citati si riferiscono all’anno di pubblicazione del testo:

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AKIRA (Akio) KAMINAGA, 7° Dan – Campione Nazionale del Giappone, 1960, 1961, 1964:
“la mia abilità sui Kata fu edificata durante i giorni di università perché i miei istruttori mi richiesero la pratica di Nage no kata, anche come primo dan. Il Katame no kata era praticato dopo aver raggiunto il secondo dan. Mi piacquero molto, ma è stato fino a quando non sono stato selezionato per essere un membro speciale del kenshusei (divisione di ricerca del Kodokan) che ho capito la vera importanza dei Kata. Presso il Kodokan, i membri di questo gruppo impiegarono ogni sabato per la pratica del Nage e Katame no kata per più di tre ore senza interruzioni. Sono certo che questa istruzione sui Kata ha dato forza alle mie tecniche e mi ha portato una migliore comprensione del Judo.”
TEIZO KAWAMURA, 8° Dan – Istruttore Kodokan Kenshusei (divisione di ricerca del Kodokan):
“dal momento che stavo per diventare un primo dan ho sempre studiato e praticato Kata. Da oltre 25 anni, sono riuscito a dedicare in media due o tre ore alla settimana sui Kata. Io credo che la formazione del Judo dovrebbe includere circa il 20-30 per cento di pratica di kata rispetto al 70-80 per cento di Randori. La mia preferenza è sempre stata per le tecniche di destra. Il Kata è meglio se insegnato a quei judoisti che diventeranno Yudan-sha; anche se essi dovrebbero cominciare il loro studio ai gradi medi (da terzo kyu). Forse dovremo riconsiderare la struttura attuale dei Kata per tutti judoisti che diventeranno insegnanti.”

YOSHIMI OSAWA, 8° Dan  – Campione di Tokyo 1952:
“ho esperienza di kata da circa 20 anni. Lo studio e la pratica del Kata iniziò per me quando ero un judoista principiante e uno studente di scuola media. Nella nostra scuola, il kata non era enfatizzato, ma era usato più o meno come un metodo di pratica secondaria. Attraverso il Kata, però, ho imparato a fare grandi progressi nelle mie tecniche. Il Kata può servire a portare uno studente nel percorso di sviluppo armonico della tecnica. Nage no kata sviluppa l’abilità di armonizzare la proiezione, e il Katame no kata la forma corretta di attacco e difesa nella lotta a terra. Oggi, l’accento del Judo universitario è la competizione e il kata viene trascurato; i giovani judoisti hanno poca comprensione dei benefici del Kata nella formazione. Se il Judo è da interpretarsi solo come “sport puro”, noi dobbiamo rivitalizzare il Kata. Ad esempio, i colpi di Uke nel Nage no kata sarebbero piuttosto inutili e Ashi garami nel Katame no kata sarebbe insignificante se si considera l’aspetto dello sport puro. Ci deve essere una seria considerazione di questo in futuro.”

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Toshiro DAIGO, 8 ° Dan; Campione Nazionale del Giappone, 1951, 1954:
“Il mio studio e la pratica del kata è iniziato con il Nage no Kata all’età di 15 anni, limiterò i miei commenti a questo kata. E’ stato un elemento essenziale nella mia formazione per il terzo dan, un rango che ho raggiunto all’età di 18 anni. Il Nage no Kata ha continuato ad essere un metodo di formazione importante per me mentre stavo sviluppando le mie capacità di proiezione per i gradi di quinto e sesto dan. Maturando, ho usato il kata per perfezionare le mie tecniche per le competizioni e per vari incarichi di insegnamento e di allenatore. Più importante, credo, sia l’uso corretto del kata. Deve essere praticato fianco a fianco con randori e non trattato come un elemento separato e strano; questo è particolarmente vero per i giovani judoisti che stanno tentando di sviluppare una tecnica a tutto tondo.
Con la pratica del randori un judoista di solito sviluppa solo il suo Tokui waza (tecnica preferita). Penso che il kata dia al judoista una buona occasione per rafforzare la capacità di attaccare guadagnando competenze per la proiezione da entrambe le parti, e per estendere la sue capacità attraverso una vasta gamma di tecniche. Particolarmente importante è l’acquisizione di competenze nei sutemi waza, che non vengono mai portati nel randori o nelle competizioni a meno che non siano ben imparati attraverso l’uso del kata. Il kata ci da l’unico buon modo per ottenere abilità nei sutemi per l’uso in gara. Il kata serve anche ad insegnare l’importanza del Riai, o il corretto incontro con la forza dell’avversario, in modo da essere meglio in grado di applicare le nostre tecniche. Infine, un istruttore deve essere abile nel kata, senza questa abilità non è in grado di essere un insegnante efficace.”

 

(fine prima parte)

 

… mata ne!!!

 

 

 

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2 risposte a "il Judo è anche Kata"

  1. enfatizzare la preparazione atletica come istruzione judoistica non è nemmeno giusto ed è impensabile sostituire il kata o la pratica judo con la P.A., avremo dei bravi atleti ma dei scarsi tecnici.
    E’ difficile trovare il tempo per poterli fare entrambi. Allora se un judoka vorrebbe ottenere anche dei risultati agonistici deve praticare tutti i santi giorni. E non è ovvio considerare fuorviante dai principi Judoistici chi si allena anche nella preparazione atletica….

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    1. il JUDO dal mio punto di vista e dalla mia discreta esperienza e nato dal principio che per completarsi va fatto col KATA e RANDORI. Un VERO JUDOKA se vuol essere tale deve percorrere questo cammino… Ciao ANTONIO concordo col tuo pensiero !

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